Ricevo dall'Avv. Francesco Mandarano e volentieri pubblico una critica giuridica alla sentenza di assoluzione del Totaro, per le offese mosse alla memoria del Partigiano Bruno Fanciullacci. In data 29/06/2007 il tribunale di Firenze ha assolto Totaro Achille.
Qui potete scaricarvi la sentenza:
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Francesco Mandarano scrive:
LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE DEL TOTARO, CHE SICURAMENTE VERRA’ RIFORMATA IN APPELLO, E’ BASATA SU DELLE MOTIVAZIONI INCONSISTENTI, PER DEMOLIRE LE QUALI NON CI SARA’ BISOGNO DI MOLTA FATICA.
TANTO PER COMINCIARE, BISOGNA CONTESTARE, QUANTO RIFERITO IN SENTENZA A PAGINA 14, CHE IL TOTARO PRONUNICIANDO LE PAROLE “ASSASSINO” E “VIGLIACCO” ABBIA INTESO RIFERIRSI UNICAMENTE ALL’EPISODIO “GENTILE”, EGLI INVECE HA INTESO VOLUTAMENTE ATTACCARE ED INFANGARE “TOUT COUR” LA FIGURA DI BRUNO FANCIULLACCI E COMPLESSIVAMENTE TUTTA LA RESISTENZA.
PER COMPRENDERE CIO’, BASTA TENERE PRESENTE CHE TUTTA LA VICENDA NASCE DAL FATTO CHE IL SIG. TOTARO SI E’ FATTO FOTOGRAFARE, IL 9 NOVEMBRE 1999, DAVANTI AD UNO STRISCIONE RECANTE LA SCRITTA “ONORE A GENTILE FANCIULLACCI ASSASSINO” (PAGINA 11 DELLA SENTENZA).
TOTARO NON HA MAI SMENTITO TALE FRASE, ANZI L’HA PIU’ VOLTE RIVENDICATA.
STANDO COSI’ LE COSE, E’ SIN TROPPO CHIARO CHE EGLI HA VOLUTO ESALTARE GENTILE ED OFFENDERE FANCIULLACCI E LA RESISTENZA NEL SUO INSIEME.
QUELLA RESISTENZA, I CUI ORGANI DIRIGENTI AVEVEVANO DECRETATO LA MORTE DI GENTILE, CON L’ACCUSA DI COLLABORAZIONISMO CON I NAZISTI INVASORI. LA SENTENZA DI CONDANNA A MORTE ERA STATA, POI, ESEGUITA DAI G.A.P. (GRUPPI AZIONE PATRIOTTICA) IL 15 APRILE 1944.
QUESTA E’ LA REALTA’ DEI FATTI. I GIRI DI PAROLE USATE DALL’IMPUTATO NEL CORSO DEL DIBATTIMENTO, SECONDO LE QUALI EGLI NON CONOSCEVA LA STORIA DI FANCIULLACCI, NON HANNO ALTRO SIGNIFICATO CHE QUELLO DI ESPEDIENTI DIFENSIVI, AI QUALI NON ANDAVA DATO ALCUN CREDITO.
AL DI LA’ DI QUESTO PRECISO APPUNTO ALLA SENTENZA, QUELLO CHE NON SI PUÒ CONDIVIDERE E’ L’IMPIANTO COMPLESSIVO DELLA STESSA, LA SUA FILOSOFIA DI FONDO, LA SUA “ANIMA”.
INFATTI, CI SAREBBE VOLUTO BEN POCO PER INQUADRARE GIURIDICAMENTE IL FATTO ADDEBITATO AL TOTARO E DEFINIRE IL PROCESSO CON UNA SENTENZA EQUILIBRATA, CHE DOVEVA ESSERE DI CONDANNA.
A TAL PROPOSITO E’ APPENA IL CASO DI OSSERVARE CHE UNA VOLTA PREMESSO CHE BRUNO FANCIULLACCI HA PROVOCATO LA MORTE DI GIOVANNI GENTILE, BISOGNAVA DOMANDARSI : QUANDO CIO’ E’ AVVENUTO? PER QUALI MOTIVI? CHI ERA GIOVANNI GENTILE?
LE RISPOSTE ERANO E SONO SIN TROPPO SEMPLICI: IL FATTO E’ AVVENUTO IL 15 APRILE 1944, IN PIENA GUERRA DI LIBERAZIONE, PER MOTIVI POLITICI E NON PERSONALI, A DANNO DI UN ESPONENTE DI PRIMISSIMO PIANO DELLA REPUBBLICA DI SALO’.
IN UNA SITUAZIONE DEL GENERE IL GIUDICE AVREBBE DOVUTO CONDANNARE GLI IMPUTATI, CHE AVEVANO USATO ESPRESSIONI MOLTO PESANTI VERSO UN PARTIGIANO, MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE.
INVECE, DI FAR CIO’, IL GIUDICE SI E’ IMPELAGATO IN UNA SERIE DI CONSIDERAZIONI, CHE NON HANNO ALCUN FONDAMENTO, NE’ GIURIDICO, NE’ TANTO MENO STORICO.
INNANZITUTTO, RILEVIAMO CHE NON HA ALCUN PREGIO LA CONSIDERAZIONE SECONDO LA QUALE IL TOTARO HA PRONUNCIATO LE PAROLE ADDEBITATEGLI NEL CORSO DI UNA POLEMICA POLITICA: NESSUNA POLEMICA PUO’ GIUSTIFICARE LE OFFESE! TANTO PIU’ QUANDO TALI OFFESE SONO RIVOLTE A TERZI, CHE A QUESTA POLEMICA NEANCHE PARTECIPANO!
SINGOLARE, POI, LA TESI, SOSTENUTA IN SENTENZA, SECONDO LA QUALE TOTARO, NON ESSENDO UNO STORICO, MA BENSI’ UN UOMO POLITICO, NON E’ TENUTO A CONOSCERE LA STORIA, RAGION PER CUI PUO’ DARE QUALUNQUE GIUDIZIO SULLE NOSTRE VICENDE STORICHE RECENTI.
IN PUNTO DI FATTO, NON E’ ASSOLUTAMENTE COSI’, IN QUANTO TOTARO CONOSCE BENE IL FASCISMO E LA SECONDA GUERRA MONDIALE, MA, ANCHE QUALORA CIO’ FOSSE VERO, NON SAREBBE UN MOTIVO VALIDO PER PERVENIRE AD UNA SENTENZA DI ASSOLUZIONE: L’IGNORANZA DEI FATTI, DA PARTE DEL TOTARO, IN QUESTO CASO, NON RENDE LECITA L’OFFESA DA LUI RIVOLTA AL DEFUNTO PARTIGIANO FANCIULLACCI.
SE SI PARLA DI “ASSASSINIO” PER UNA ESECUZIONE AVVENUTA DURANTE LA NOSTRA GUERRA DI LIBERAZIONE, ALLORA IN TUTTO IL MONDO NON CI SAREBBERO PIU’ EROI DI GUERRA, MA ASSASSINI!.
CI FANNO SORRIDERE, POI, LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CHE GIUSTIFICANO LA PAROLA “VIGLIACCO”.
GENTILE ERA VECCHIO, SI TROVAVA IN MACCHINA, NON POTEVA DIFENDERSI.
A TAL PROPOSITO, C’E’ DA OSSERVARE, IN LINEA ASTRATTA, CHE DURANTE LE GUERRE, CHE SONO DA ABOLIRE, NON VIENE USATA SOLTANTO LA FORZA, MA ANCHE LA SORPRESA E L’ASTUZIA.
LA LEGGENDA DEL CAVALLO DI TROIA DOVREBBE INSEGNARE QUALCOSA!
QUELLO CHE FA RABBRIVIDIRE E’ LA SUPERFICIALITA’ CON CUI SI USA LA PAROLA “VIGLIACCO” NEI CONFRONTI DI CHI IN MILLE CIRCOSTANZE HA DIMOSTRATO GENEROSITA’ E SPREZZO DEL PERICOLO.
LA VERITA’ E’ CHE NEL 1944 A FIRENZE SI RISCHIAVA LA PELLE SOLTANTO PROGETTANDO ATTENTATI O SABOTAGGI, OPPURE PORTANDO ADDOSSO UN PROIETTILE, FIGURIAMOCI, POI, PORTANDO ADDOSSO UNA PISTOLA.
ADDIRITTURA, POI, LO STARE FERMO, ARMATO, IN UNA STRADA, ERA ESTREMAMENTE PERICOLOSO, RAGION PER CUI PARLARE DI VIGLIACCHERIA IN SIMILI CIRCOSTANZE E’ INDICE DI MANCANZA DI CONOSCENZA DELLA REALTA’ STORICA E DI MALANIMO.
COME SI VEDE, LE PAROLE USATE DAL TOTARO SONO VOLUTAMENTE OFFENSIVE, IN QUANTO EGLI NON SI LIMITA A DIRE DI NON CONDIVIDERE L’ESECUZIONE DI UN FILOSOFO, MA USA IL TERMINE “ASSASSINO”, AGGIUNGENDO, POI, QUELLO DI “VIGLIACCO”, CON MOTIVAZIONI PRETESTUOSE, FACENDO FINTA DI NON CAPIRE, CHE A FIRENZE, NEL 1944, ERA MOLTO PERICOLOSO NON SOLO IL REALIZZARE, MA SEMPLICEMENTE PROGETTARE UN ATTENTATO; VERAMENTE PARADOSSALE E COMPLETAMENTE ERRATO IL RICHIAMO ALL’ART. 21 DELLA COSTITUZIONE, PAGINA 17 DELLA SENTENZA, PER ASSOLVERE TOTARO.
SECONDO IL GIUDICE, FANCIULLACCI E’ MORTO PER DARE AGLI ITALIANI LA LIBERTA’ DI PAROLA, RAGION PER CUI TOTARO PUO’ ESPRIMERSI A SUO PIACIMENTO.
NON E’ COSI’ SIG. GIUDICE!
TOTARO, ANCHE IN PRESENZA DI UNO STATO CHE CONCEDE LA LIBERTA’ DI PENSIERO, DI STAMPA E DI OPINIONE, NON PUO’ OFFENDERE IMPUNEMENTE LE PERSONE!
TANTO MENO, TALE LIBERTA’ SI PUO’ SPINGERE FINO ALL’ASSURDO DI CONSIDERARE BRAVE PERSONE I FASCISTI E VIGLIACCHI ED ASSASSINI I PARTIGIANI!
CIO’ E’ CONTRO SIA LO SPIRITO E LA LETTERA DELLA NOSTRA COSTITUZIONE NONCHE' CONTRO GLI ARTT. 1 E 4 DELLA LEGGE 20/6/1952, N. 645, CHE IMPEDISCE LA RIORGANIZZAZIONE DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA E L’ESALTAZIONE DEI SUOI ESPONENTI.
AL FINE DI METTERE IN EVIDENZA LA VIOLAZIONE DA PARTE DEL GIUDICE DELLE NORME DI DIRITTO PENALE SOSTANZIALE E DELLE NORME DI PROCEDURA PENALE, C’E’ DA SOTTOLINEARE CHE, DA UN LATO, NON E’ STATA AMMESSA LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE CONTRO TOTARO, RICHIESTA DALL’ASSOCIAZIONE TOSCANA PARTIGIANI, PUR SUSSISTENDONE I PRESUPPOSTI DI LEGGE, E DALL’ALTRO CHE E’ STATO CHIESTO, DURANTE LA SUA TESTIMONIANZA, PROPRIO AL NIPOTE, DI QUALIFICARE COME “VILE” L’UCCISIONE DEL NONNO.
LA DOMANDA RIVOLTA AL TESTE DAL DIFENSORE DELL’IMPUTATO ERA ED E’ GIURIDICAMENTE INAMMISSIBILE, DAL MOMENTO CHE IL TESTE DEVE SEMPRE RIFERIRE DEI FATTI, NON GIUDICARLI, TANTO PIU’ QUANDO EGLI E’ INTERESSATO ALLA VICENDA DI CUI SI DISCUTE.
PER UN NIPOTE, L’ESECUZIONE DEL NONNO E’ SEMPRE UN ATTO VILE, INDIPENDENTEMENTE DAI COMPORTAMENTI CENSURABILI DI QUEST’ULTIMO.
SINGOLARE E’ POI LA GIUSTIFICAZIONE TROVATA DAL GIUDICE PER ALLEGGERIRE LA POSIZIONE DEGLI IMPUTATI: ESSI HANNO USATO DELLE ESPRESSIONI MOLTO PESANTI, MA ALTRI IN PASSATO NE AVEVANO USATE ALTRE PIU’ PESANTI ANCORA.
QUELLO SOPRA RIPORTATO E’ UN RAGIONAMENTO PRIVO DI PREGIO GIURIDICO: SE ALTRE PERSONE IN PASSATO HANNO OFFESO FANCIULLACCI E LA SORELLA NON L’HA NEANCHE SAPUTO, CIO’ NON SIGNIFICA CHE OGGI ALTRI SOGGETTI, CON A CAPO IL NEO-NAZIFASCISTA TOTARO, POSSANO CONTINUARE A FARLO IMPUNEMENTE.
NATURALMENTE, IL GIUDICE SI E’BEN GUARDATO DAL RICORDARE CHE MIGLIAIA DI POLITICI E STUDIOSI ITALIANI E STRANIERI HANNO DA SEMPRE CONSIDERATO INEVITABILE LA MORTE DI GENTILE, PER LA SUA CONCRETA OPERA DI PROSELITISMO E FAVORE DEL NAZIFASCISMO.
E’ DOVERSOSO, INFINE, SOTTOLINEARE CHE IL GIUDICE PER PERVENIRE AD UNA SENTENZA DI ASSOLUZIONE, A PAGINA 21 PARAGRAFO 8 DELLA SENTENZA, ROVESCIA LA LOGICA GIURIDICA. INFATTI, EGLI DOPO AVER CONSTATATO CHE LE ESPRESSIONI PROFFERITE DA TOTARO ERANO E SONO OGGETTIVAMENTE OFFENSIVE, AVREBBE DOVUTO PRENDERE ATTO CHE L’ESECUZIONE DI GENTILE E’ AVVENUTA DURANTE LA GUERRA DI LIBERAZIONE, PER MOTIVI POLITICI E NON PERSONALI - DAL MOMENTO CHE EGLI ERA UN PERSONAGGIO DI PRIMISSIMO PIANO DELLA REPUBBLICA DI SALO’ - DA PARTE DI FORMAZIONI PARTGIANE; CONSEGUENTEMENTE AVREBBE DOVUTO CONDANNARE GLI IMPUTATI PER DIFFAMAZIONE.
AL CONTRARIO, IL GIUDICE PER POTER PERVENIRE AD UNA SENTENZA DI ASSOLUZIONE HA CONSIDERATO ADEGUATE ALLA GRAVITA’ DEL FATTO, CIOE’ ALL’ESECUZIONE, LE PAROLE “ASSASSINO” E “VIGLIACCO”, PRONUNCIATE DA TOTARO, DIMENTICANDO CHE LA MORTE DI GENTILE NON ERA AVVENUTA IN TEMPI NORMALI, MA NEL 1944, A FIRENZE, IN PIENA GUERRA DI LIBERAZIONE NAZIONALE!
QUESTO ERRORE SOPRA INDICATO E’ MADORNALE: L’ESECUZIONE DI UN ESPONENTE POLITICO NAZIFASCISTA DURANTE LA GUERRA DI LIBERAZIONE NON E’ UN ASSASSINIO, MA UN SEMPLICE ATTO DI GUERRA, NON SOLO NON PUNIBILE, MA NEANCHE QUALIFICABILE COME OMICIDIO!
IN DEFINITIVA, DOBBIAMO DIRE CHE SONO PRIVE DI LOGICA LE AFFERMAZIONI, CONTENUTE A PAGINA 21, PARAGRAFO N. 8, DELLA SENTENZA, LADDOVE SI AFFERMA: “SI RIBADISCE: NON E’ QUESTA LA SEDE PER GIUDICARE DI QUELL’ATTO, NE’ PER ESPRIMERE GIUDIZI SULLE PERSONE CHE LO ESEGUIRONO; QUI SI DEVE SOLO VALUTARE DELLA LICEITA’ PENALE DELLA MANIFESTAZIONE DI PENSIERO EFFETTUATA DAGLI IMPUTATI, CON LE ESPRESSIONI SOPRA RIPORTATE; PER QUESTO NON CI SI ADDENTRA AD APPROFONDIRE LA TESI OPPOSTA – CON GRANDE VALORE E PASSIONE SOSTENUTA DALLA DIFESA DELLA PARTE CIVILE – TUTTA TESA A DIMOSTRARE NON SOLO LA LEGITTIMITA’ DI QUELL’ATTO DI GUERRA , MA LA SUA UTILITA’ E LA SUA LOGICA NELL’AMBITO DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE”.
COME SI PUO’ DEFINIRE LECITA LA MANIFESTAZIONE DI PENSIERO CHE PARTE QUALIFICANDO L’ESECUZIONE DI GENTILE COME “ASSASSINIO”, SENZA TENER MINIMAMENTE CONTO CHE ESSA E’ STATO COMPIUTA PER MOTIVI POLITICI, DA UN GRUPPO DI PARTIGIANI, IN PIENA GUERRA DI LIBERAZIONE?
DA QUESTO ERRORE MADORNALE, CONSISTENTE NELL’ EQUIPARARE L’ESECUZIONE DI GENTILE AD UN QUALUNQUE OMICIDIO AVVENUTO IN TEMPO DI PACE, NE DERIVA, COME CONSEGUENZA, LA QUALIFICAZIONE MOLTO NEGATIVA DEL SUO AUTORE COME “ASSASSINO E “VIGLIACCO”.
BEN DIVERSO SAREBBE STATO L’ESITO PROCESSUALE, SE IL GIUDICE AVESSE COLLOCATO, COME ERA SUO PERCISO OBBLIGO GIURIDICO, LA MORTE DI GENTILE NEL PERIODO STORICO IN CUI E’ AVVENUTA: IN PIENA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE!
PARIMENTI, ERA PRECISO OBBLIGO DEL GIUDICANTE INQUADRARE LA FIGURA DI GENTILE, NON SOLO COME FILOSOFO, MA SOPRATTUTTO COME UOMO POLITICO DI PRIMISSIMO PIANO DELLA FANTOMATICA REPUBBLICA DI SALO’.
INFATTI, IL FILOSOFO GENTILE NON ERA UN “VECCHIETTO” QUALUNQUE, MA UNA PERSONA FISICAMENTE ED INTELLETTUALMENTE VALIDA, CHE AVEVA ACCETTATO DA MUSSOLINI, DOPO L’8 SETTEMBRE 1943, LA CARICA DI PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA D’ITALIA.
TALE CARICA ERA NEL CONTEMPO CULTURALE E POLITICA E PRESUPPONEVA UNA SCELTA DI CAMPO A FAVORE DEL NAZIFASCISMO.
A TAL PROPOSITO E’ APPENA IL CASO DI SOTTOLINEARE CHE IN OCCASIONE DELLA INAUGURAZIONE DI TALE ISTITUZIONE, AVVENUTA IL 19 MARZO 1944, GENTILE NON SI E’ LIMITATO A SVOLGERE UN DISCORSO DI PIENO APPOGGIO AD HITLER E MUSSOLINI, MA SI E’ SPINTO BEN OLTRE: FINO ALL’ESALTAZIONE ENTUSIASTICA DEL NAZISMO E DEL FASCISMO, INVITANDO I GIOVANI ITALIANI AD ARRUOLARSI NELLE FORMAZIONI DELLA REPUBBLICHINA DI SALO’.
TALE INTERVENTO, COSI’ COME ALTRI APPARSI SULLE RIVISTE E SUI GIORNALI DELL’EPOCA, ERA DELETERIO PER L’ITALIA, RAPPRESENTATA DAL REGNO DEL SUD, NON DALLA FANTOMATICA REPUBBLICA DI SALO’, CHE ERA SEMPLICEMENTE UN’APPENDICE DEL III REICH, IN QUANTO SPINGEVA ALCUNI GIOVANI ITALIANI VERSO LE BRIGATE NERE, PROLUNGANDO COSI’, INUTILMENTE, LA II GUERRA MONDIALE E LA GUERRA DI LIBERAZIONE.
IN SOSTANZA, LE PAROLE DI GENTILE, DETTE O SCRITTE, ERANO VALIDE ED EFFICACI NEI RIGUARDI DEI GIOVANI, CRESCIUTI ALL’OMBRA DELLA PROPAGANDA FASCISTA, PER SPINGERLI A COMBATTERE SOTTO LE INSEGNE DELLA FANTOMATICA REPUBBLICA DI SALO’, PIU’ DI QUALUNQUE “BANDO” DEI COMANDANTI MILITARI NAZISTI E PIU’ DI QUALUNQUE TORTURA DEL FAMIGERATO MAGGIORE “CARITA’”.
LA COSA MORALMENTE E POLITICAMENTE PIU’ GRAVE E’ CHE, DOPO L’8 SETTEMBRE 1943, GIOVANNI GENTILE PARLAVA AGLI ITALIANI DI “PATRIA”,
RIFERENDOSI ALLA REPUBBLICA DI SALO’, QUANDO BEN SAPEVA CHE ESSA ERA UN’ ENTITA’ DI COMODO DEI NAZISTI E CHE TALE COSI’ DETTA “REPUBBLICA” NON AVEVA ALCUN POTERE ED ALCUNA AUTONOMIA NEI CONFRONTI DEI NAZISTI.
INOLTRE, IL FILOSOFO BEN SAPEVA CHE LO STATO ITALIANO CONTINUAVA LA SUA ESISTENZA E LA SUA STORIA CON IL REGNO DEL SUD, MENTRE LA REPUBBLICA DI SALO’ NON AVEVA NE’ PASSATO NE’ FUTURO, ED ERA STATA RICONOSCIUTA SOLTANTO DAL GIAPPONE E DALLA GERMANIA .
INFINE, IN QUELLA SITUAZIONE PARLARE DI “ONORE” E DI “PATRIA” ERA UN OLTRAGGIO ALL’INTELLIGENZA ED UNA NEGAZIONE EVIDENTE DEGLI EVENTI VERIFICATISI NEI MESI PRECEDENTI.
INFATTI, LA REPUBBLICA FANTOCCIO DI SALO’ L”ONORE” L’AVEVA PERSO PRIMA DI NASCERE, DAL MOMENTO CHE I NAZISTI, PRIMA DI METTERE IN PIEDI QUESTA ENTITA’ DI COMODO, AVEVANO PRETESO LA CESSIONE AL III REICH DELLA VENEZIA GIULIA, DEL TRENTINO - ALTO ADIGE E DELLA PROVINCIA DI LUBIANA E DEL BELLUNESE.
MUSSOLINI, COME SEMPRE, ANZI PIU’ DI SEMPRE, FEDELE SERVO DEI NAZISTI, AVEVA ACCETTATO, SENZA BATTERE CIGLIO, TALI IMPOSIZIONI.
IN UNA SITUAZIONE DI QUESTO GENERE, DI QUALE “ONORE” VENIVA A PARLARCI QUESTO FILOSOFO SENZA PUDORE, MILLE MIGLIA LONTANO DAL POPOLO E DALLE SUE ESIGENZE?
A RIPROVA DEL FATTO CHE GENTILE, NEL 1944, ERA UN ESPONENTE POLITICO DI PRIMISSIMO PIANO DELLA FANTOMATICA REPUBBLICA DI SALO’, C’E’ DA OSSERVARE CHE LA STAMPA DELL’EPOCA HA DATO GRANDE RISALTO ALLA SUA MORTE, DESCRIVENDOLO COME IL FILOSOFO DEL REGIME FASCISTA E COME UOMO DI CULTURA.
PARIMENTI, LA FIGURA DI GENTILE E’ STATA COMMEMORATA DURANTE UNA SEDUTA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELLA PSEUDO-REPUBBLICA DI SALO’, PROPRIO DA MUSSOLINI, CHE L’HA DEFINITO UN FASCISTA DI ANTICA E PROVATA FEDE, CHE AVEVA SOSTENUTO FINO ALL’ULTIMO LA REPUBBLICA DI SALO’.
STANDO COSI’ LE COSE, NON SI PUO’ ASSOLUTAMENTE CONSIDERARE GENTILE, ALL’EPOCA DELLA SUA MORTE, UN “PENSIONATO” BENSI’ UN OBIETTIVO POLITICO RILEVANTE PER I PARTIGIANI.
avv_mandarano@yahoo.it





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